Storie di Famiglia 6


Gastarbeiter


Un giorno ho cominciato a credere alle sue storie. Ho cominciato a mettere insieme i suoi episodi stralciati, minuti, a volte zoppicanti con le mie letture sulla seconda guerra mondiale. Non furono più due storie diverse. Quelle piccolissime tessere del puzzle del Grande Massacro che si portava dietro mio padre da più di cinquanta anni, avevano un senso. La sua destinazione dopo la cattura fu quella di un gastarbeiter molto fortunato: un bosco in Sassonia, una specie di resort per alti ufficiali in licenza dall'operazione Barbarossa. Il cuore della guerra cominciò a battere. Poco a poco le immagini presero colore, anche le più improbabili: i minuscoli tank telecomandati, le SS di colore, il battaglione di nazisti che parlava russo. Lui era li. Ma invece di esserne coinvolto come fiancheggiatore, partigiano o spia se ne stava sul bordo della strada con il suo carretto con il quale andava a prendere il pane in Adolf Hitler Platz a Königsbrück, Sassonia, lasciando passare le armate, le idee, la gente che si agitava senza che si fosse mai chiesto il perché. Era così è basta. Quella era la Storia, una festa alla quale non era stato invitato e alla quale non desiderava proprio essere presente. Gli bastava starsene accanto, dare un'occhiata di tanto in tanto, consapevole che tutto ciò che stava accadendo non lo riguardasse.

Da lontano poteva vedere il profilo di una grande città, piena di storia, Dresden. L'ha sempre chiamata così con il nome tedesco con il quale gli avevano insegnato allora a chiamarla.

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