Storie di famiglia 12


Quando negli ultimi giorni del Terzo Reich, Adolf Hitler designò come suo successore il Reichmarshall Hermann Goering ci fu chi ebbe il coraggio di obiettare. "Nessun soldato obbedirebbe mai a Goering". Nessuno sopportava il Maresciallo.

Così era considerato il bolso eroe eroe dell'aria (decorazioni che risalivano alla Prima Guerra Mondiale), fin troppo raffinato per la scarna estetica nazista. Vanitoso, eccessivo, obliquo, non aveva nulla del soldato parco ed eroico con il quale la propaganda martellava da più di dieci anni. E poi quell'amore per le divise che aveva trasformato in capi d'abbigliamento d'alta moda, per nulla risuonanti con il doppiopetto deserto di Hitler o con le divise da battaglia degli altri gerarchi. Lui e quelle sue divise candide...

Le Ardenne sono un sistema collinare nella parte orientale del Belgio. Nell'inverno 1944 il corpo di spedizione alleato, sbarcato nell'europa continentale in giugno ci si era assestato, avendo perso un po' di quell'entusiasmo che aveva fatto immaginare ad Eisenower di arrivare a Berlino per la fine dell'anno. E invece i tedeschi resistevano. Non si erano dissolti come avevano fatto gli italiani poco dopo lo sbarco in Sicilia. Alle spalle Anversa, un porto cruciale per gli approvvigionamenti alleati. Le Ardenne furono l'ultimo atto della guerra lampo che aveva portato la Wehrmacht a conquistare la gran parte d'Europa. A metà dicembre le divisioni corrazzate tedesche sfondarono in più punti circondando, sbaragliando le unità americane. Per i tedeschi fu il sogno di ricreare le condzioni di una nuova Dunkquerque, una spallata che avrebbe ributtato in mare gli alleati. Le divisioni corrazzate c'erano e facevano paura.

Proprio quando tutto sembrava perduto ecco il miracolo, e per questo miracolo al casinò militare di Königsbrück si organizzò un vero banchetto con una quantità di stellette da far girare la testa. Per tutto il giorno gli inservienti del casinò si diedero da fare a rastrellare ogni ben di dio. Frau Kohl correva come una chioccia impazzita a dare ordini, ad organizzare, a mettersi le mani nei capelli. Il cortile si riempì di veicoli militari, soldati armati, guardie del corpo, attendenti che abbaiavano vicendevolmente come in un canile sovreccitato.

Le sentinelle di stanza al casinò, dato l'enorme afflusso di colleghi agguerriti, si ritirarono pacifiche nelle cucine per lasciar campo agli ufficiali nervosi e per scroccare qualche assaggio di buon cibo da generali. Mio padre fu messo a preparare un enorme cisterna di punch caldo da servire nel dopocena. La ricetta era semplice: alcool e calore. Brandy, cognac, schnapps, qualsiasi liquido che avesse una qualche gradazione alcoolica andava bene: la bottiglia veniva voltata a testa in giù nel pentolone e svuotata. Poi con una specie di remo il tutto veniva rimestato.

All'operazione assisteva un vecchio soldato buono solo più a far numero. Un tipo buono, grosso, un contadino che non si separava mai dal suo fucile. In mano una gavetta di metallo. "Italiano!" gridava quando una lucidità ondeggiante lo faceva emergere dai fumi. Mio padre si allungava, percorreva il lungo braccio del soldato, si appropriava della gavetta e la immergeva nel punch. La riemergeva fumante e la consegnava al proprietario. Che la svuotava in due o tre sorsi. Così, tutto il pomeriggio. E per tutto il pomeriggio mio pdre era stato sopra quel vulcano fumante che profumava di vinaccia, distillati, con gli occhi che bruciavano. Poi cominciò il banchetto. Ce n'erano decine di ufficiali, centinaia le medaglie che esibivano. Un lungo tavolo con a capotavola un corpulento gerarca matronale, la cui divisa, assolutamente candida sembrava più una leziosa veste da camera che un abito da guerra. Parlavano a voce alta consumando sigari e cibo. E roba da bere. Mangiavano e bevevano ad una velocità che non ci si stava dietro e si innervosivano se il bicchiere riamaneva vuoto. Erano di nuovo i conquistatori.

Frau Kohl fece indossare a mio padre la giacca bianca da cameriere in fretta e furia e gli mise in mano una brocca piena di punch. Una brocca pesantissima, un pavimento insicuro, le gambe molli. Dopo un pomeriggio interso sui fumi dell'alcool mio padre poteva considerarsi ubriaco. Drizzò la schiena e si fece coraggio. Il cuore in gola ad ogni minima sbandata, la paura ogni volta che avvicinava la bocca della brocca ad un bicchiere. Alla fine, riempiti tutti i bicchieri, completato il giro, fu salvo. Ma poco dopo Frau Kohl gli fece fare un altro giro. Le guance infiammate, il calore della serata, l'aria densa, il rumore intenso dei generali sciolti dalla tensione. Ce l'avrebbe fatta anche questa volta, la breve pausa in cucina, una breve passeggiata all'aria geilda di quel 19 o 20 di dicembre 1944. Rientrò, prese la brocca che qualcun'altro aveva riempito e ricominciò il giro. Avrebbe fatto in fretta questa volta, non avrebbe permesso al fiato fresco raccolto fuori di scaldarsi. Poi sarebbe tornato in cucina e avrebbe chiesto a Faru Kohl di lasciarlo tornare a letto. O per lo meno di lasciarlo in cucina. Il grasso gerarca in bianco se ne stava proprio a capotavola. Proprio a metà del giro. Mio padre mancò completamente il bicchiere. Non solo. Il punch caldo e scarlatto zampillò su quel candore perfetto caracollando giù, giusto sotto la Croce di Ferro di Seconda Classe. Non ci fu tempo per una pausa. Il grosso gerarca si lanciò indietro con una impensabile agilità, mossa che permise al punch di spillare anche sui pantaloni. Gli altri ufficiali si disposero a guardare come in un quadro rinascimentale, quasi in posa. Mio padre ritirò la brocca. Il grosso gerarca estrasse la pistola, una Walter PPK carica. Ebbe il tempo di armarla prima che Frau Kohl riuscisse a pararglisi davanti. Mio padre non ricorda cosa disse la donna. Era davvero stordito. Stava per morire. Ubriaco. Morire ubriaco, cosa avrebbe detto sua madre? Improvvisamente sentì le grandi mani di Frau Kohl spingerlo. Lei guardava in direzione del candido gerarca mentre lo spingeva in direzione opposta. Lo spinse finchè finirono in cucina. Parlò veloce, mio padre non capì la lingua, le parole, ma comprese il senso. Lasciò la brocca su un tavolo della cucina. Ed uscì.

Nessun commento

Leave a Reply