Tizie da Museo



Ho un amico che è una persona ordinata. Siamo stati colleghi per un po', lavorare con lui è stato un piacere. Preciso nel catalogare, riordinare le presentazioni, i documenti, che sapeva ritrovare in maniera infallibile. La sera prima di uscire riordinava la scrivania con una precisione millimetrica. La sua casa non è da meno e andarlo a trovare è un'esperienza faticosa. L'aspetto perfettamente ordinato delle sue cose personali mi imbarazza. Non so dove appoggiare il cappotto, non so dove e come sedermi, non so cosa posso toccare e non riesco a rilassarmi. Tutto così perfetto che vivo la perenne sensazione di essere di troppo.
È a lui che penso quando lavoro per un museo.

Il mio lavoro procede per maree. C'è stata la marea delle bibite. Poi quella delle Onlus. Poi la lunga marea delle automobili. Ora in Domino si parla molto di cultura. Da qualche tempo Associazioni, Musei e Fondazioni hanno cominciato a chiederci come diventare più accoglienti. Un po' meno secchioni e un po' più amichevoli. È una richiesta nobile e bellissima: questi conservatori di cultura chiedono di poter scendere per strada, tra la gente utilizzando anche il social network. Il curatore di quella grande trovata che sono gli Idea Store londinesi dice:

Idea Store nasce da una convinzione: che ai cittadini del XXI secolo, più che mai, interessano la lettura, l’imparare cose nuove e lo stare insieme. Nasce anche dal rifiuto di accettare un futuro dove gli unici luoghi di ritrovo siano di matrice commerciale. (qui tutta la storia)

Musei, Fondazioni, Associazioni che hanno come obiettivo la crescita culturale di un territorio hanno una grande opportunità ma va superato quel solco piuttosto profondo che divide la qualità dell'offerta culturale e gli utentiSpigolando qua e là (nel mio lavoro spigolo molto) mi sono imbattuto nel blog Ministry of Curiosity. Cito un pezzo del Manifesto:

The Ministry of Curiosity is a group of museum enthusiasts dedicated to bringing you the best of London's museum-centric social life. 

We believe in the power of the city's vibrant cultural offer, and aim to change current perceptions about those working in museums. We strive to bring you an insider's perspective into the fun and stylish side of the industry. Think of us as a salon of ideas or a Victorian gentleman's club but without all the patriarchy and opium. 

Nobile intento che le due curatrici (Kristin Hussey e Terri Dendy) realizzano affrontando il museo dalla sua parte più umana, quella nella quale l’evento culturale diventa occasione sociale (That's a part of what museums are: networking and knowing people. It's a creative industry. Qui tutta l’intervista). Il linguaggio è affilato, personale, competente (le due lavorano nell’ambito museale) e ironico.

Tutto molto semplice e di buon senso: rimodulare il linguaggio a seconda degli ambiti nel quale viene usato: preciso e infallibile nell’ambito professionale, ma  aperto, umano e appassionato se si vuole diventare più accoglienti. Ministry of Curiosity è un bell’esempio di come si possa rendere la cultura “alta” più appetitosa spostando il racconto da un punto di vista più coinvolgente.

Io, intanto, spero che il mio amico non mi faccia più indossare quelle maledette pattine.

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