Masterpiece (RAI3) è un capolavoro


Masterpiece è il reality show, in onda su Rai3 dedicato alla scoperta dei nuovi talenti letterari. O uno spettacolo di freaks?

La competizione
La dedizione costante e ostinata alla scrittura di storie è una forma più o meno incarnita del disturbo antisociale di personalità. Gli scrittori scrivono perché fanno fatica a fare i conti con il presente e con i suoi abitanti. In genere gli scrittori si pongono al di sopra o al di sotto del resto del genere umano, indipendentemente dalle loro qualità letterarie. Rispetto a cantanti e musicisti, che con i concerti tentano un contatto con la realtà, gli scrittori sono dei passivi aggressivi che preparano nell’ombra il proprio riscatto.Questo scenario rende impossibile qualunque tipo di competizione: gli scrittori non si presentano mai in campo.




La competizione si dovrebbe realizzare sulla base di parametri oggettivi (rigore è quando arbitro fischia, diceva il grande Vujadin Boscov). Nelle canzoni esistono l’intonazione, l’interpretazione, la presenza scenica. Qui? Difficilmente le storie hanno parametri oggettivi: non credo si possa confrontare un’autobiografia con un romanzo fantasy. E non parliamo di presenza scenica: nessuno dei concorrenti sa leggere ciò che ha scritto (e del resto sarebbe una prova attoriale). E qua sta il punto. Masterpiece non è una competizione letteraria. Masterpiece è uno spettacolo di personaggi.

La biografia
“Ci si può innamorare del libro ma non dell’autore?” si chiede la giudichessa Taiye Selasi. Si deve, direi. Ma qui non capita. Se lo stazzonato Louis Ferdinand Céline si fosse presentato al Centro di Produzione RAI di Torino, avrebbe avuto qualche possibilità. Non per la sua Trilogia del Nord,  che nessuno avrebbe avuto il coraggio di leggere, ma per la sua storia personale di cattivo mai redento.
Nel programma la voce fuori campo sottolinea spesso come l’opportunità di partecipare a Masterpiece sia una sorta di riscatto sociale, e ci vengono presentati l’ex galeotto, il depresso, la bulimica, l’operaia.
A questo punto chi avrebbe il coraggio di respingere la rinascita del pregiudicato (innocente per altro) o il messaggio positivo di una che è uscita dalla bulimia?
Passa la storia più drammatica, non quella scritta sui fogli, quella personale degli autori. Masterpiece è il capolinea della ricerca dell’effetto Susan Boyle. La sciatta casalinga scozzese trionfò a Britains got Talent con una straordinaria interpretazione scatenando un effetto domino alla ricerca di personaggi più che di cantanti (c’è persino la struggente storia del giovane cantante lirico coreano che vive abbandonato e barbone).
In Masterpiece gli scrittori diventano protagonisti ignari di una storia non hanno scritto. Chi se ne frega di cosa scrivono, l’importante è che siano personaggi buoni. È l’apoteosi del reality pirandelliano: l’autore diventa personaggio. La competizione è una competizione tra personaggi. Cosa scrivano non è che un dettaglio che completa la loro biografia. Ecco che i disturbi antisociali di personalità diventano una benzina straordinaria per uno spettacolo di freaks.

Io, nella giuria, avrei messo Céline, Génet e Edward Bunker. Chi perde  raccoglie la saponetta.

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2 commenti

  1. A me era venuto in mente che avrebbero potuto mettere online i primi capitoli dei loro romanzi e una sinossi a vantaggio di chi ha tempo e voglia di leggere quello che hanno scritto.
    Anche la prova a tempo poteva essere messa online e letta da tutti.
    Come insegni tu, Livio, il carattere crossmediale in nuce di Masterpiece è stato totalmente ignorato. Come dire: i personaggi in tv e quello che scrivono sulla rete.

    D'

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  2. Sono d'accordo. Così com'è non ha niente a vedere con la letteratura. Come dici tu, sfuttando un po' meglio il digitale (innovazione e RAI sembrano essere due termini inconciliabili) avrebbero potuto fare qualcosa di veramente interessante.

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