Luca il bastardo




Luca Castellano è uno scrittore bastardo. Cova da qualche parte una certa insofferenza per le forme costrittive di narrazione. Il libro soprattutto. Da quando lo conosco la sua irrequietezza di narratore lo ha spinto a sperimentare forme molto diverse di contenitori. Ha tirato su la sua casa editrice con una utopia quasi irragionevole. Anche quando, persino ITunes decide di relegare il Podcats a un semplice bonus di prodotti ben più interessanti dal punto di vista economico ecco che questo partènope si trasforma in editore. Editore di Podcast.

Oldlucast è una casa editrice, un produttore, un sonorizzatore, una opportunità per attori, musicisti e narratori. E se sono opere, si pagano. Alla faccia della coda lunga e del mondo gratis di Chris Anderson.

A un tizio così andrebbe a pennello un blog, con il quale costruire un po' di personal branding, accreditarsi da solo ad avanguardia culturale. Ma Luca il blog non ce l'ha. A malapena ha la fan page di Facebook. Perché Luca è uno scrittore bastardo, che negli schemi proprio non ci sta.



Qualche anno fa ci trovammo a collaborare con Graziano Cecchini l'ormai dimenticato arrossatore della fontana di Trevi, il situazionista futurista che aveva riempito Trinità dei Monti con ventimila palline colorate. Proposi a Luca di diventare il suo cronista. Di stargli dietro, raccogliere le sue dichiarazioni allegramente deliranti. Mi sarei aspettato una stortura di naso, un paio di scuse neppure ben congegnate per declinare l'offerta. Da lui, interista leninsta, raccontare la storia di quel narciso dalle simpatie neanche troppo celate per la destra più estrema, me lo sarei aspettato. E invece accettò. E non solo per i soldi. Ma accettò con entusiasmo. Si calò nella sua tuta da narratore e fece uno splendido lavoro. Solo perché è un vero bastardo.

Ecco che Mursia pubblica un romanzo scritto a quattro mani con Andrea di Falco (La fine degli affanni). Ed è di nuovo, guardacaso, una narrazione spuria, incapace di stare nei binari del romanzo, del racconto e della prosa. Un racconto fatto di voci diverse, che non sono le battute di uno spettacolo teatrale e neppure un flusso di coscienza, neanche il punto di vista dei diversi personaggi. Sono "pezzi" e basta. Tutti insieme a delineare una storia. Bastarda, irrequieta, difficile da inscatolare.

Storie di politica

Non sono d'accordo con l'affermazione berlusconiana del 1993 che non esistano più i concetti di destra e sinistra. E neppure con la stessa affermazione di Nick Clegg, candidato liberal democratico britannico, del 2010. Preferisco ancora schierarmi. A sinistra.

Tuttavia la destra ha sempre esercitato il suo fascino. Questi eterni perdenti, eppure arroccati su posizioni prima nostalgiche e poi timidamente governative, che proprio all'alba del loro sdoganamento, prima si lasciano fagocitare dal grande partito dell'amore e poi si pentono scercando di ritrovare un po' di quell'anima che avevano conservato dalla Repubblica Sociale in poi.

Pierangelo Buttafuoco dice che la guarra civile in italia non è mai finita e forse ha ragione. O forse è finita nel momento in cui la politica è diventata efficacia elettorale, showbiz. Questio Fini che torna indietro (se non è una mera manovra di potere) è interessante.
Mi chiedo, ma questi che si menavano negli anni sessanta e settanta, che hanno vissuto pericolose collusioni con lo stato deviato, con nostalgici di tutti i generi, come pensavano di poter confluire in maniera indolore proprio in quel tipo di organizzazione politica che ha come bandiera tutto ciò che la loro storia gli ha sempre indicato come il nemico. Non a caso in quest'ultima secessione Fini si trova attorniato più dai suoi ex nemici, i duri e puri dell'istanza sociale della destra, piuttostyo che i piacioni europeisti e un po' maneggioni della svolta di Fiuggi. E questo è interessante. Una corrente che istituzionalizza una parte faziosa, ideologica, dura. Per questo rispettabile. Alla fine ciò che è positivo non è la nuova ribalta per un Fini abbastanza decotto, ma la crescita di elementi che tuto sommato si riconoscono in qualche cosa che non sia il solo profitto (elettorale e non)

Insomma la destra ha una storia politica molto interessante. Appassionante. Piena di oscurità e contraddizioni. Come avrebbe potuta averla il Partito comunista senza un Togliatti costituzionale e il Berlinguer del compromesso storico.




Questo romanzo dello scrittore praghese Boumil Hrabal comincia così:

"Quell'anno lì, il quarantacinque i tedeschi avevano perduto il dominio dello spazio sopra la nostra città. Figurarsi sopra l'intera regione, il paese. I caccia tuffatori avevano danneggiato le comunicazioni a tal punto che i treni del mattino viaggiavano a mezzogiorno, quelli del mezzogiorno a sera, quelli dei sera a notte (...)"

Fatto sta che oltre ad aver avuto la fortuna di sopravvivere al secondo conflitto mondiale, mio padre ha il raro privilegio di aveva avuto attorno a se, non conosciuti, autori eccellenti che hanno descritto ciò che lui potè vivere e sopravvivere. La sua fuga dalla Praga assediata dall'Armata Rossa su un treno attaccato dai caccia sovietici, fa il paio con il bombardamento di Dresda raccontato da Pilgrim il protagonista del capolavoro di quel grand'uomo di Kurt Vonnegut, Mattatoio numero cinque. E la raccolta non finisce qui