Irruducibile (K.S.Karol)


Karol Kewes, più conosciuto come K.S.Karol è un irriducibile. E' un reporter. Nasce in Polonia, studia in Unione Sovietica, torna in Polonia, riattraversa le linee per tornare in Unione Sovietica per combattere, viene deportato in Siberia, fugge, ritorna a combattere, viene ferito, finisce in un campo di lavori forzati. Dopo la guerra diventa reporter. E' considerato un esponente della "sinistra" critica. Ha lavorato per il Nouvel Observateur e per il Manifesto. Insomma uno con delle convinzioni dure a morire. Il suo libro Solik, nel quale racconta la sua epopea durante la Seconda Guerra Mondiale comincia:

"Mi chiamavano Solik al liceo di Rostov sul Don. E' il diminutivo di sale. Non ricordo perché, sono passati quarant'anni e benché mi vanti di una memoria di elefante, non tutto è rimasto registrato nella mia mente. Eppure fin da quell'inverno 1940 e il 1941 sapevo che un giorno o l'altro avrei raccontato la storia di Solik."

E' lo spirito del reporter: la consapevolezza che qualunque avvenimento, potenzialmente è una storia degna di essere raccontata. Magari Solik avreppe potuto diventare un grigio funzionario statale destinato in zone lontane da tutti gli eventi starordinari di quei tempi. Del resto anche nelle località dimenticate c'è bisogno di un responsabile dell'ufficio postale o di un impiegato del catasto che tenga sotto controllo le costruzioni. Ma anche in quel caso, lo spirito del reporter lo tiene sotto osservazione. Casomai. Caso opposto quello di mio padre che pur trovandosi in mezzo a tanti eventi non si è mai figurato come protagonista di una storia seppur minuscola. Non è stato mai al centro dell'attenzione. Neppure della sua stessa.

K.S.Karol è nato nel 1924, anno in cui moriva Lenin, in cui l'Italia riconosce l'Unione Sovietica, vine fondato il quotidiano l' Unità, viene ucciso Giacomo Matteotti. L'anno di nascita di Bernardo Milanesio.

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