Storie di Famiglia 10


Avevano fermato l'auto sull'orlo della strade e Herr Kohl era uscito subito. Una strada sterrata portava verso una fattoria dall'aria abbandonata. Ordinata e abbandonata. Le finestre sbarrate, non c'erano animali nel cortile e neppure panni stesi in quel pomeriggio già caldo di primavera. Herr Kohl si avvicinò rapidamete lungo la carrareccia e appena entrato nel cortile si diresse alla porta di casa. La porta si aprì senza che Herr Kohl bussasse e rapido scivolò dentro.

Sulla macchina mio padre osservava il bottino. Un bidoncino di latte. Qualche barattolo di maremellata, burro. Non molto se per caso una nuova vittoria militare avesse richiesto un banchetto di festeggiamento. Ci sarebbe voluta la carne, la verdura, formaggio, pane, vino, liquori. Sulla macchina la tentazione di assaggiare le delizie che portavano in giro era sempre forte. Non che da quando era arrivato a Königsbrück avesse mai sofferto a fame. Nessuno ordinava ai signori Kohl come trattare i progionieri che gli erano stati assegnati. E i signori Kohl sono brava gente. Ma allora mio padre aveva diciannove anni e la fame un pensiero costante.

Poco più avanti un incrocio. Era stato piantato una specie di totem pieno di nomi di città. Quello che per anni e secoli era stato un incorcio qualsiasi di una strada secondaria era diventato uno dei punti cruciali della logistica militare dell'ultima fase della guerra. In quel momento era deserto. Mio padre stava vincendo al tentazione di assaggiare il carico sonnecchiando quando due della Feldgendarmerie arrivarono a tutta velocità su una moto BMW R12. In quei giorni i gendarmi erano particolarmente attivi ad attrevaresare i fiumi di profughi per rastrellare i numerosi disertori che scappavano dall'est.

Mio padre preparò istintivamente i documenti. La pena per i desertori era la morte, e tempo per i processi non c'era. I due gendarmi si posizionarono all'incrocio. Il guidatore a gambe larghe in mezzo alla strada, l'altro accucciato nel sidercar aveva armato la mitragliatrice. Mentre uno sembrava prepararsi a gestire un misterioso traffico particolarmente complicato, l'altro sembrava pronto a falciare qualcuno. Poi il traffico arrivò. Era un'autocolonna miltare piuttosto lunga. Camion pieni di soldati proveniente dall'est, Praga probabilmente.

Il poliziotto al centro della strada alzò la mano per fermare il pimo camion. L'autocolonna rallentò fino ad arrestarsi. Dai cassoni dei camion sbucarono numerosi soldati. Non sembravano a pezzi come le divisioni che indietreggiavano, non c'era traccia di quella varia decorazione fatta di bende sporche sulle teste, sugli occhi, le miutilazioni, le divise di fortuna che combinavano cappelli da aviatore, giacche rattoppate e i valenki, gli stivali di feltro presi ai russi. Qui le divise erano in ordine, neppure troppo sporche, le armi ordinate e pulite.

Un ufficiale arrviò al piccolo trotto cercando di mascherare germanicamente l'irritazione per essere stati fermati da uno stupido cane alla catena, come chiamavano i gendarmi. I due cominciarono subito ad alzare la voce. Mio padre poteva sentirli parlare e riusciva acapire cià che il gendarme aveva da dire ma proprio non riusciva a comprendere quello che stava dicendo l'ufficiale. Eppure avevano entrabi la divisa tedesca. Arrivò di corsa un'altro ufficiale. L'atteggiamento più accomodante e parlava tedesco. La discussione riprese più pacata. ma durò poco. Il gendarme ricominciò ad alzare la voce. Dai camion cominciarono a spuntare i fucili. Qualche soldato saltà giù dal cassone e si avvicinò ai suoi ufficiali con l'arma appena spianata guardando fisso negli occhi il gendarme nel sidecar. Il gendarme si era accucciato piccolo piccolo dietro la sua mitragliatrice. Sapeva che se si fosse cominciato a sparare tutta la colonna lo avrebbe perso a bersaglio.

Il gendarme per strada estrasse improvvisamente la pistola. Con un gesto arrogante l'armò e la puntò verso l'alto. La discussione continuò ancora con le voci che si alzavano. Poi l'ufficiale si voltò verso i suoi uomini e con grandi gesti li costrinse ad indietreggare e a risalire sui camion. L'auto colonna ripartì lentamente sfilando accanto al gendarme piantato in mezzo alla strada. Non gli era stato permesso di continuare e l'autocolonna aveva piegato verso nord.
Fu in quel momento che mio padre si accorse che Herr Kohl era rimasto paralizzato in mezzo alla carrareccia che portava alla fattoria. Aveva assistito all'aperto conun fagotto in mano a tutta la discussione. Poi il rumore dei camion che se ne andavano lo ridestò. Herr Kohl raggiunse rapidamente la macchina. Mio padre mise in moto. "Solo dodici uova, non c'è altro." disse Herr Kohl piuttosto scosso. Non parlarono per un po', Herr Kohl non fece altri cenni per fermare la macchina. Mio padre riprese la strada di casa. Poi ad un centro punto Herr Kohl sbottò "Bastardi russi..."
Non si riferiva all'Armata Rossa ma a quell'autocolonna che avevano incrociato. L'Armata Russa di Liberazione. Era stata un'idea di Andrej Vlasov, ex generale dell'Armata Rossa, eroe della difesa di Mosca, Ordine di Lenin passato ai nazisti.

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