Storie di Famiglia 2

Bernardo Milanesio 1944


È impossibile negare l'esistenza all'interno delle famiglie di un rancore sotterraneo. È come se il fastidio della convivenza forzata, non scelta, si dovesse incanalare in un ruscello, a volte un fiume che attraversa le generazioni. Cambia l'acqua ma non il corso. A volte questo rancore cova come un colore indefinito e ce n'è un po' per tutti, a volte si catalizza attorno ad una persona sola. Un ruolo ingrato a cui nessuno riconosce il valore di capro espiatorio che toglie i problemi al mondo. O per lo meno agli altri membri della famiglia. Per un po' di tempo ho designato a tale ruolo mio padre.

Non riuscivo a comprendere quel modo inerte con cui aveva affrontato la sua esistenza. Non riuscivo a capire quando diceva che in fondo i tedeschi non erano poi così cattivi, che lui non ne aveva mai incontrati. Gli italiani, i repubblichini quelli si che erano maligni. Ma stavano perdendo la guerra... Era riuscito a comporendere quelli che lo avevano preso a calci nel sedere fino a farlo salire sul camion insieme agli altri rastrellati. Solo per uno di quelli ha conservato un'ombra di rancore. Un repubblichino smilzo e arrogante che gli ha fregato la chitarra.

Quando parlava delle ragioni del suo arresto lo faceva quasi scusandosi, negando la sua partecipazione alla lotta partigiana. Usava il plurale per dire le cose che facevano. "Nascondevamo i partigiani" "Davamo da mangiare ai partigiani" "Sotterravamo le munizioni nell'orto". Mai una cosa fatta da lui, in prima persona. Non ha mai preso in mano un'arma. Non ha mai nemmeno minacciato nessuno. E forse non ha nemmeno tirato un pugno in vita sua. Neppure uno scapaccione a suo figlio. Lui che aveva avuto la grande opportunità di partecipare alla grande carneficina non ne aveva approfittato, Proprio non riuscivo a capirlo. E proprio non riuscivo a perdonarlo.

1 commento

  1. miglior post di questo blog. o meglio, migliore serie di post del blog. Intensa, personale, sofferta e soprattutto vera.

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