Vasta l'adolescente

Un poco accorto recensore di Rolling Stone Italia ha rimarcato come la scrittura di Giorgio Vasta ne Il Tempo Materiale poco si confaccia alla giovinezza dei protagonisti. Certo la scrittura è elaborata, raffinata perfino leziosa nel suo cercare l'accostamento giusto, minutamente preciso, da gran mestiere della scrittura. E allora cos'è questa necessità da realismo socialista di dare sempre ai personaggi la voce fisiologicamente "giusta", che rimarca il recensore di RS?

Fin dalle prime pagine invece mi è saltato in mente Gipì. Il grande illustratore pisano e soprattutto la definizione che ne ha dato di lui il Wall Street Journal (nientemeno):


Italian artist Gipi, born Gian Alfonso Pacinotti in Pisa, has no rival in the depiction of the listlessness and posturing of adolescence.

"non ha rivali nella riffigurazione della svogliatezza dell'adolescenza".

È stato un collegamento quasi automatico. Sarà quel ritmo un po' ossessivo, quell'indugiare proprio adolescente nel descrivere con minuzia, nell'osservare caparbio, nel focalizzare nel dettaglio e in quel raccontare persino ozioso con salti mortali che si concludono in se stessi. Che raccontano di un nulla, un pezzo di ruggine. Così, proprio come si faceva allora. Forse non con le stesse parole. Perché in quei momenti si stava ben zitti. Ma con lo stesso spirito.

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