Storie di famiglia 21


In qualche modo riuscì a riunirsi con il fratello. Il fratello Michele era stato un po' meno fortunato: era finito a lavorare in una fabbrica Mercedes. Grandi motori per i carri armati. Da qualce parte in casa gira ancora una cassetta di legno sul cui fondo c'è vergata a mano con una calligrafia puntuta l'indirizzo della fabbrica, nei pressi di Dresden. Succedeva così. Prima ti rapivano, poi davano ai tuoi l'indirizzo esatto di dove stavi. E qualche volta ti permettevano di mandare qualche cosa. Come fossero dei semplici emigrati. Quella cassetta era arrivata. Ed era tornata a casa. Efficienza teutonica. Per una ragione ormai inesplicabile i genitori di mio padre non ebbero mai notizie di lui. Lo credettero morto. Forse perchè persino i tedeschi, così marziali ed efficienti si vergognavano d'aver nascosto in una piccola foresta della Sassonia un piccolo parco giochi per gli ufficicali. Fu così che mio padre scomparve per nove mesi.


A pochi giorni dalla scomparsa delle guardie mio padre si riunisce al fratello e insieme decidono di muovere con cautela verso casa. La situazione è piuttosto complessa. Prima di tutto non è chiaro se la guerra si effettivamente finita. Da una parte è certo ci sia l'Armata Rossa. Temibile, arrabbiata, una potenza che non sarebbe andata tanto per il sottile con due presunti prigionieri italiani, tutto sommato ben nutriti. A sud e a ovest gli americani verso i quali si stava muovendo una infinita carovana di profughi. La carovana era presumibilmente setacciata in cerca di criminali di guerra e probabilmente, se il conflitto non fosse terminato, c'erano delle linee di battaglia da attraversare. In più la strada verso casa era lunga (1.100 chilometri) tanto da risultare improbabile riuscire a percorrerla da soli, a piedi senza provviste o ripari.

Partirono con un paio di zaini della Hitlerjugend, la gioventù hitleriana, riempiti con le poche provviste ch erano rimaste e un paio di valigie nelle quali mio padre aveva stipato un sacco di marchi tedeschi. Nella sua pura ingenuità aveva pensato che sarebbe tornato a casa con qualche cosa per la sua famiglia. Denaro che li avrebbe ripagati al tempo perso e gli avrebbe permesso di ricominciare col piede giusto. Denaro che avrebbe potuto aiutarli ad attraversare un territorio ostile dove non vigeva più alcuna legge se non quella del tutti contro tutti. Non sapeva che quelle due valige, che il suo tesoro avrebbe potuto rappresentare un pericolo, una prova, agli occhi dei vincitori che i due prigionieri avessero avuto a che fare in qualche modo con i vinti. E in quei tempi in cui i conti da saldare erano moltissimi quella avrebbe potuto essere una prova più che sufficiente per un plotone di esecuzione sommario.

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