Il mio Grande Fratello




Non riesco ad essere ostile al Grande Fratello. La trasmissione televisiva, intendo. Per due ragioni: la prima legata alla deontologia professionale, la seconda a motivi personali. La deontologia mi impone un comandamento: non giudicare. Per chiunque lavori nel campo della comunicazione giudicare, esprimere sentenze definitive su una qualsiasi forma di espressione è quanto di più arido e inutile. Bisogna piuttosto sforzarsi di capire. La ragione personale della mia mancata ostilità al GF è legata alla nascita della mia prima figlia. Fin dall'estate precedente la gestazione si era rivelata problematica. A poche settimane dal concepimento il pericolo di un aborto spontaneo era dietro l'angolo. Ci trasferimmo dai suoceri perché alla mamma venne prescritto il riposo assoluto. Ci esiliammo nella stanza degli ospiti inattesa che i polmoni della piccola si sviluppassero abbastanza da sperare nella sopravvivenza. La sera, lei costretta a letto, la passavamo a guardare DVD e a correre all'ospedale ad ogni segno di pericolo. L'unica cosa che però riusciva a distrarci da quella attesa erano i programmi televisivi. Più erano insulsi e vuoti e più ci aiutavano a non pensare. Quell'inverno debuttò il Grande Fratello, condotto da Daria Bignardi. Una edizione ingenua, semplice e nello stesso tempo intensa. Era tutto nuovo. Passammo altri momenti molto brutti e ore storditi di fronte alla Casa nella quale qualcuno viveva una esistenza per noi. Poi il 12 gennaio, dopo la fine del GF è nata Sofia.


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