Pietre a Pergamo


Quando sir Arthur Evans scoprì il palazzo di Cnosso a Creta non ebbe esitazioni. Bisognava ricostruire, anche con il cemento armato. E così il palazzo (che tra le altre cose conserva forse il primo esempio di gabinetto con acqua corrente) è diventato una specie di Disneyland dell'archeologia. Ed è anche una rarità perché da allora in poi l'idea di archeologia che ha avuto maggiore successo è stata quella conservativa. Ovvero le rughe dei palazzi non si cancellano con il botox ricreando la bellezza evidente e mummiforme di certe babbione hig society. Piuttosto si conserva così com'è. E così a visitare bellezze come Pergamo, patria della pergamena e di tante altre meraviglie diventa un esercizio di fantasia ad immaginare la vita di una metropoli greca e poi romana. E' davvero difficile astrarre la discarica di pietre ornate in una capitale della cultura egea. Poche le colonne al loro posto, tante quelle ammonticchiate come in uno slum di marmo. Una impressione ancora più drammatica me l'aveva fatta il supposto sito di Troia. Che già è solo supposto in più l'esposizione mostra: un cavallone di legno del tutto ipotetico e davvero disneyano, e una serie di buche con stratificazioni che farebbero più felice un geologo o un tecnico del comune. Non so. Non so che dire. Tutta questa conservazione mi fa tanto di residuo romantico che ci fa vedere cose che l'immaginazione ci fa tradire. Come Winckelmann che ci ha fatto credere in una Grecia di abbacinante marmo bianco e che invece era molto colorata. Quasi come una comune hippye.

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