Agitazioni premature


Wired Italia incarica una "orda di 14 visionari, per spiegarci perché non dovremmo avere paura del futuro. A parte che non mi sembra il caso di avere paura di una cosa così ineluttabile come il futuro. Quello c'è e soprattutto ci sarà. Ma ciò che mi colpisce di più è la strenua necessità di spiegare le cose che ci ha preso negli ultimi anni (nel mio piccolo mi ci metto pure io). Con 'sta storia di Internet e la digitalizzazione le cose hanno cominiciato a cambiare ad una velocità fragorosa e la data di scadenza delle certezze è sempre più breve. Per cui gli "spiegatori" sono sempre più necessari. Questa volta Baricco, a forza di dar forma al presente per prevedere il futuro, scrive un articolo dal 2026 prossimo venturo.

Certo è giusto riflettere su se stessi, sul mondo che ci circonda, sulle nuove leggi immutabili ed eterne. Non si può rimanere lì in mezzo alla piazza ad aspettare di vedere che liquido pioverà. Però, forse, si sta un po' esagerando. Riflettiamo continuamente. Continuamente si imbastiscono teorie nuove. E la "coda lunga" e "la morte del libro" e "la rinascita del libro" e "la generazione x" "la generazione y". Tutte cosmogonie che durano lo spazio di un mattino. Non sarebbe il caso di lasciar stare per un po'? Lasciare che le cose accadano, partecipando a farle accadere senza star lì a pensarci troppo? Poi, promesso, un giorno ci si trova tutti attorno ad un tavolo e ci si racconta le fantastiche avventure vissute. Ma vissute, vissute veramente. Toccate con mano. Pasticciate con gli stivali nel fango.

Se no va a finire che si trasforma la filosofia in fantascienza. E la nostra esistenza in una puntata di Star Trek.

Ps. Il mio non è un appunto rivolto solo a Baricco che, nella sua Scuola Holden, sta facendo passi per "scendere nel fango" della sperimentazione di nuovi linguaggi (tra le altre cose ospitando chi non è propriamente narratore in senso tradizionale, come il sottoscritto)

Ps. Ps. In questi giorni si è tanto parlato delle photoshoppate dei giornali di gossip. Ma anche Wired non scherza.

Nessun commento

Leave a Reply