La sera, le lamette


La sera aggiunge fascino alle cose comuni. Come comprare libri o, quella che preferisco, andare dal barbiere. Date le ristrette finestre di apertura dei negozi italiani, la barba alla sera è un privilegio che posso vivere quando vengo in Turchia. Solo qui mi faccio tagliare i capelli, fare la barba, cosparger di unguenti come una mummia. Emrah, dell'Emrah Erkek Kuaforu, è un ragazzo giovane di poche parole. L'ultimo kuafor al quale sono andato ad Istanbul, invece, non ha smesso di parlare, cercando di convincermi a tifare Galatasaray.


Il negozio è piccolo, arredato con lo stretto necessario: due sedie da barbiere, due panche per i clienti in attesa, qualche giornale (niente di pruriginoso, ricordo della mia infanzia) un grande ritratto di Ataturk e un calendario senza immagini. Il kuafor è aiutato da due bocia di undici anni che durante il taglio ti si affiancano come due angeli custodi osservando l'abilità del maestro. Mi sembra di essere il paziente di una clinica universitaria dove vengono formati giovani geni della medicina. Con un solo sguardo scattano ad obbedire agli ordini silenziosi con una solerzia quasi sportiva.

Farsi fare la barba è un vero piacere. Uno sconosciuto che passeggia sulla tua faccia con uno dei più affilati strumenti che gli esseri umani abbiano mai creato rievoca scene da il Padrino. Un tocco di classe: la ceretta sui peli degli zigomi. Mica si scherza. Mi cosparge di una serie di unguenti, ognuno con il proprio massaggio specifico. Potrei stare qui fino a domani. Il trattamento finisce con una energica lavata di faccia, proprio come fanno le mamme con i figli piccoli. Fuori il sole sta tramontando e dalla vicina moschea l'hazaan della sera ci accompagna verso l'uscita salutati cortesemente dal kuafor e dai due solerti bocia.

1 commento

  1. Grande racconto di una tradizione ormai persa da noi!

    http://artedelradersi.wordpress.com

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