La Storia vera, una vera storia


Dopo una breve vacanza dal progetto di racontare la Seconda Guerra mondiale vista dagli occhi di un cameriere (che per una sequenza di fortuti eventi è pure mio padre) ritorno sul tema con un atto di coraggio.

Dopo Nick Cave e Luca Castellano mi rituffo in quei tempi là con un poderoso tomone di mille e fischia pagine scritte da un prolifico autore americano dal nome indiscutibilemnte germanico: William Vollman.

Europe Central promette di essere una sorta di affresco generoso e affollato di quel periodo che ha visto la fortuna di due totalitarismi di colore diverso. Il Rosso e il Nero.

Avendone letto finora appena un dieci per cento la sensazione è buona, come quella del maratoneta in buona forma. È probabile che arriverò alla fine.

Il racconto fluente infarcito di un sacco di personaggi veri: Achmatova, Shostakovic, Kollwitz. Mi dà quella gradevole sensazione di imparare qualcosa. Perchè come lettore sono un po' calvinista.

Queste prime cento pagine mi mettono di fronte ad un dilemma che mi ha acchiappato durante al redazione della pagina quasi deucento del mio manoscritto familiare. La Storia, la si può riscrivere? Ovvero se non sei uno scienziato della storia, ti puoi prendere delle libertà narrative a partire, però, dalla Storia assodata? Insomma se Vollman ci racconta degli sturbi di Shostakovic, io posso prendermi libertà sul personaggio papà? È lecito corrompere la sua esistenza in una narrazione i cui particolari possono non corrispondere? Si può completare ciò che la sua memoria ha cancellato o neppure registrato?

Mi piacerebbe vedere l'operazione che ha fatto Helena Janeczek per la morte di sua madre ad Auschwitz in Lezioni di Tenebra. Ma il libro è uscito dall'orizzonte e con le biblioteche io...

L'intuito dice di sì. Ma chissa dove si va a finire.

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