L'Italia vista dalla Luna | 6


"Qualche anno fa mi sarei definita una ragazza arrabbiata, ma non ho più l’età ed essere arrabbiati alla lunga logora."

Montreal da casa Geva


Nana Geva, Interactive Art Director
Montreal, Canada





Anche lei fa parte della ormai ubertosa messe degli studenti che ho contribuito a formare (o a deformare). Una delle prime classi che affrontavo allo IED. Nana (al secolo... non i ricordo più) era una specie di skinheads anarchica e ligure, infuriata e sensibile.


Chi sei
Preferirei avere una risposta univoca a questa domanda. Qualcosa di semplice e definitivo, tipo non so: sono un idraulico. Una ballerina. Una femminista. Una campana del vetro. Invece ciccia.
Qualche anno fa mi sarei definita una ragazza arrabbiata, ma non ho più l’età ed essere arrabbiati alla lunga logora. Così ho deciso di concedermi solo una rabbia rarefatta da distribuire con parsimonia e prevalentemente durante le feste comandate.
Oggi preferisco pensarmi nelle ruvide vesti di un allegro ma pur sempre cinico dinosauro, che bruca le foglie più alte del suo preistorico albero senza smettere mai di guardare oltre la linea dell’orizzonte.



Da dove sei partita
Sono partita il 27 dicembre 2006. Su un treno lento che da Cracovia portava a Lviv e poi a Lutzk, in quel pezzetto di Ucraina che una volta era Polonia. Con me c’erano alcuni seri postumi alcolici, Il primo cerchio di Solženicyn e Aneta.
Due anni dopo sono tornata in Italia, prima a casa, a Torino, poi Modena e Bologna.
La verità è che una volta che lasci l’Italia non torni mai più veramente indietro e quella che pensavi fosse casa non lo è più fino in fondo. È una specie di terra di mezzo dove il caffè è più buono ma dove non ti senti mai a posto.
Nel 2011 sono partita di nuovo, una volta per tutte.

Dove sei
Nel limbo. In un'isola verde tra l’Europa e gli Stati Uniti.
Vivo a Montreal. Il cuore pulsante, urbano e francofono del Canada sconfinato.

Cosa fai
Qui ci starebbe bene una frase a effetto tipo “mi costruisco un futuro”, che fa un po’ blog del cazzo e un po’ articolo di Repubblica.
Faccio tutto quello che in Italia era diventato impossibile o impensabile. Pianifico cose banali come comprare un frigo nuovo o un appartamento o una moto sportiva. Cerco di costruirmi una famiglia. Mi faccio crescere i capelli. Lavoro ben pagata come Interactive Art Director. Leggo in quattro lingue. Non guardo la tv.

Perché sei partita
Perché non ne potevo più di Berlusconi. E per tutti gli altri motivi.

Come si vede l'Italia da casa tua?
Si vede da molto lontano. Chi è qui da poco come me pensa all'Italia con la bocca storta e gli occhi spiritati e se per sbaglio legge il giornale bestemmia per la vergogna. Chi è italo-canadese di seconda/terza/quarantaduesima generazione pensa che in Italia si parli il calabrese e che tutto sia bellissimo. Tutti gli altri non ne sanno molto, a parte che vorrebbero andarci in vacanza.

Come racconti l'Italia ai tuoi nuovi compatrioti?
Ne parlo come se a loro importasse. E il più delle volte funziona.
Il fatto è che per me l'Italia è come un ex che ti ha fatto le corna e che poi ti ha lasciato per un uomo. Un po' una barzelletta, ma di quelle che non fanno ridere.

Vorresti tornare?
No. Nemmeno se tornasse Pertini.

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Le altre puntate de L'Italia vista dalla Luna sono qui.

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