Che noia, i libri

Jonathan Safran Foer si è divertito a tagliuzzare Street of Crocodile di Bruno Schultz per creare una nuova storia che ha chiamato Tree of Codes

Allora, premettiamo che da grande voglio fare lo scrittore. E premettiamo pure che ci sono forti dubbi che io sia dotato di talento naturale e che, quindi, questa aspirazione mi sta costando e mi costerà una enorme quantità di lavoro, frustrazioni, delusioni e incazzature. Si premetta pure che sono almeno quattro anni che sto lavorando su due romanzi (perché due? è una storia un po' lunga, se c'è tempo lo dico) e vari racconti. Ecco, premesso tutto ciò vorrei confessare che da un po' di tempo i libri mi annoiano. Continuo a desiderarli, continuo a comprarli, continuo a lasciarmi sedurre dalle loro promesse, però raramente riesco a superare pagina quindici.

Lo sforzo immane che ci vuole per inanellare cento, duecento, trecento e oltre pagine solo per arrivare ad un finale più o meno scontato, ecco, non ce la faccio più. Credo di essere un lettore abbastanza sofisticato (se no tutti quei soldi e quelle ore spese sui libri sono il più fallimentare investimento della storia): oltre per la trama leggo per il gusto della parola, della costruzione, dell'intreccio e non solo per arrivare alla fine. Eppure... eppure alla dolorosa soglia di pagina quindici comincio a pensare: che palle. E mi distraggo. È come se una progressiva pioggia di distrazioni erodesse la mia  attenzione fino a lasciarmi per le mani un mattoncino di carta che quasi non riconosco più.

Qualche anno fa David L. Ulin confessò di non riuscire più a leggere un libro per intero. Un problema non da poco, dato che il suddetto è il critico letterario del Los Angeles Times. Deve essere stata una brutta sorpresa, simile a quella di Beethoven che diventava sordo. Per comprendere il disamoramento Ulin ha anche scritto un libro che si chiama The Lost Art of Reading: Why Books Matter in a Distracted Time. L'ho comprato. Ma non l'ho ancora letto tutto.


Intanto questa è la mia biblioteca di Anobii.

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