Storie di Famiglia 22



Prima o poi i conti con i propri genitori bisogna farli. A volte è un compito facile. Sono piccoli conti che si fanno quotidianamente. Come quelli con il panettiere, o quello del bar. Piccoli debiti, minuscoli crediti, conguagli che svuotano le tasche dagli spiccioli.
A volte viene presentato un conto pesante e improvviso. Un aut aut dal quale non tutti ne escono integri. Sono quei bilanci che devono mettere in conto variabili letali. L'alcolismo, la depressione, i soldi, le malattie gravi e permanenti, cocciutaggini ataviche. Variabili che sovvertono l'equilibrio di potere tra genitori e figli.

E poi ci sono i conti che si dimenticano. Conti che avrebbero dovuto trovare una soluzione molto tempo fa e che invece sono stati lasciati dormire. Dormienti e silenziosi. Conti che sembrano non contare. Eppure sono lì. Come un certificato di deposito abbandonato in un cassetto, una azione comprata tantti anni fa. Lasciata a maturare, poi a macerare, a marcire a volte. Finiscono per essere conti grossi, con grossi numeri, una lunga storia da ricostruire.

A volte sembrano molto più grandi lo siano davvero. Viene la tentazione di lasciarli lì ancora, rimandare a domani. Nella speranza che il nodo si sciolga da solo. Per via della memoria che si dissolve. O per via della morte. In questo caso in nodo rimane indissolto. Un flebile grumo che si lascia in eredità ai propri figli. Prende la forma di sottili paure senza forma. Come quelle di non essere genitore all'altezza, quella di manifestare i propri sentimenti. Una sottile paura di essere abbandonati. Perché non solo i bambini hanno paura di essere abbandonati.

Questi grumi scendono lungo il filo delle generazioni. Qualche volta qualcuno si scioglie, o scompare, per via di un evento straordinario. Un accadimento che spiazza senza preavviso il destino segnato della discendenza. Una evento imprevedibile, date le premesse. Lo spiazzamento piega il filo tanto da far cadere i grumi che ci si era portati dietro per anni, decenni. Alcuni vecchi di secoli, magari. Ce li si scrolla di dosso come grassi parassiti di cane. Una energica grattata.

In quei momenti inattesi alcuni di quei nodi si sciolgono. E si rivelano.


Giuseppe Genna, Medium
John Le Carrè, Era Mio Padre
Paolo Virzì, La prima cosa bella
Livio Milanesio, Come l'unghia a pelare l'aglio

Questa è una promessa.

Nessun commento

Leave a Reply