Missing the point

Si comincia sempre con tutte le buone intenzioni e alla fine si finisce per esagerare. C'è una cosa che mi ha insegnato ( o mi ha ricordato di tenere a mente, a seconda dei punti di vista) la lettura del romanzo di Knut Romer. Tenere a bada le buone intenzioni. Capita che quando si scrive si voglia far bella figura. Oppure che i numerosi episodi di un romanzo autobiografico premano per trovare posto. E allora tutta a buona volontà si trasforma in una lunga teoria di episodi, aneddoti, macchiette di famiglia che diventano un ripieno difficile da digerire. Bisogna invece focalizzare. Anche perché, se si vuole pubblicare, bisogna essere onesti con i propri clineti, editorie e lettori. Io per esempio ho comprato il libro di Romer per conoscere la madre e la sua storia. Per capire il senso di appartenenza e quello di esclusione. Insomma trovavo interessante la storia di una donna che invade un paese facendo il percorso inverso poco dopo la seconda guerra mondiale. Una donna tedesca alla conquista di un uomo danese, un'invazione tardiva solo per amore. E invece ci si deve districare tra innumerevoli piccoli episodi di una famiglia grande e travagliata. Episodi brevi e brevissimi che non danno il tempo di sedimentare una conoscenza. Bisogna focalizzare. Non aver paura di raccontare troppo poco. Una lezione da tenere bene a mente.

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