Quello che la Sinistra non dice





Sette cose che il PD non ha capito dei suoi elettori.

1. Siamo laici. Non aspettiamo nessun padreterno. Sappiamo rimboccarci le maniche anche senza che qualcuno ce lo chieda. Non c'è bisogno di dire che bisogna stringere la cinghia.

2. Siamo responsabili. Abbiamo un'etica che ci immerge nella società nella quale viviamo. Dateci gli strumenti, Il resto lo facciamo noi. Lo abbiamo sempre fatto. Non c'è bisogno di dirci che bisogna fare i sacrifici.

3. Siamo seduti dalla parte del torto, da sempre. E ci piace. Non diteci che ci vuole un'etica della politica.

4. Siamo di origine socialista (lasciate perdere Craxy). Sappiamo bene come funziona la società in cui viviamo. Non c'è bisogno di spiegarci che c'è la crisi.

5. Siamo italiani. Siamo in "crisi" dalla 476 d.C. e ce la siamo sempre cavata, perché sappiamo come tirare avanti con intelligenza e umanità.

6. Siamo abituati a perdere e tuttavia siamo ancora qui. Perché ci crediamo. Noi, insieme, siamo la nostra patria, il nostro sogno, il nostro progetto, la nostra idea.

7. Non ci importa più niente di Berlusconi. Ci importa dei nostri figli, delle associazioni, del nostro comune, della scuola, del lavoro. Se il giaguaro ha le macchie sono affari suoi.

Detto questo, quello che ci manca è ricordare perché continuare ad essere di sinistra. Per quale ragione continuare ad avere fiducia nelle persone, nelle istituzioni, nella rappresentanza. Per quale ragione difendere la voce di tutti, il diritto, la responsabilità, l'uguaglianza di opportunità, la solidarietà. Ci siamo dimenticati che noi siamo la nostra patria, la nostra città, la nostra politica, il nostro progetto, la nostra idea.

Ci manca comprendere perché non abbiamo smontato pezzo a pezzo il privilegio, la ricchezza ingiustificata, l'ignoranza e l'indifferenza.

Ci mancano dei rappresentanti che ci riflettano. Non abbiamo bisogno di qualcuno che ci guidi.
Noi siamo qui, ci siamo sempre stati. I rappresentanti passano.

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Nota. Il video in testa è il 25 aprile del 1994 ed è di Mario Agostinelli. Noi eravamo là mica per Berlusconi, ma perché in piazza noi ci stiamo bene.

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