Mi vendo (caro)

Mi raccontava un amico che a metà degli anni settanta, assieme ad un gruppo di amici, acquistò un Ford Transit e partì per l'India. Il progetto era raggiungere il Kashmir via terra in una specie di via per l'Oxiana nostrana. Al confine Indo-pakistano un gruppo di bambini si avvicinò chiedendo monete. Un anziano inglese gli suggerì di non dare nulla. "se a casa lo sanno, domani qualcuno di quei bambini tornerà senza un braccio per farvi più pena e ottenere di più"

Come dice l'adagio, vendersi è una delle attività più antiche e vendersi suscitando la pena non è che una delle strategie per rendere il prodotto interessante. Mi trovo, come il disegnatore Gipì, a sperare che Francesco Nuti, nella celebre trasmissione, abbia venduto almeno cara la pelle. La pelle, l'occhio strabico, il mutismo, la bava. Cure in cambio di dignità.

Ma esiste una differenza tra i bambini del confine e i nuovi modi di vendersi. Ora l'opportunità di vendersi a caro prezzo è diventata raggiungibile. Ruby Rubacuori vende il culo e poi il silenzio ma non a poche lire come le battone di strada. Nuti, per fortuna, non si deve piazzare sul marciapiede della stazione a mostrare il suo dolore per tirare su qualche euro. Si lascia riprendere in seconda serata dalla televisione. Così tanti altri che hanno avuto la fortuna di aver avuto la famiglia sterminata, di esser stati rapiti da piccoli, di aver assassinato qualcuno, di aver scopato la persona giusta.

Insomma se ci si deve vendere che almeno ci si venda bene.

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