Una vita da mediano (jazz fusion)

Ronald Koeman
Per Luciano Ligabue era Oriali. Per me è Ronald Koeman. Mica George Best o Maradona. O peggio ancora Cristiano Ronaldo o Pippo Inzaghi. L'essenza del calcio sta in quei giocatori-operai, spesso decisamente tarchiati, non belli da vedere e che fanno tanto, tantissimo lavoro. Trottano come cavalli da tiro su e giù per il campo, te li trovi davanti come un masso erratico, non fanno complimenti e ti trovi gambe all'aria. Emre Belözoğlu, Gattuso, Bobby Moore. Sono quelli che fanno, letteralmente, il gioco.


Il bassista è il mediano di certa musica. Resto incantato ad ascoltare BirdlandBlack Market di Weather Report quando le variazioni da punta delle tastiere di Zinwul e del sax di Shorter sono supportate da quella struttura calda e solidissima che Jaco Pastorius stende come un tappeto sotto di loro. E allora quei due possono fare i jazzisti maledetti, tanto la rete che ci sta sotto li farà cadere sempre sul morbido. Il basso quasi non si sente, ma alla fine è quel miele denso che ti fa muovere la testa. Mica solo la batteria.

Jaco Pastorius

Dei bassisti è ammirevole la dedizione, la capacità di restare in secondo piano a servire la musica. Mai che si scatenino in un assolo. Sarebbe come vedere Koeman attraversare il campo lasciando le orme profonde nel terreno, dribblare con le sue gambe di tronco i pischelli della difesa e riuscire a rimanere in piedi per spiazzre il portiere. Non esiste. Non fa parte delle leggi dell'universo. Noi si sta indietro a dare il colore rosso amaranto del sangue della squadra. Non c'è gel nei nostri capelli e quando ci fanno le foto il sorriso che sfoderiamo è lo stesso che si usa ai matrimoni.

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