Farsi un lavoro 1


Basta giocare ai disoccupati! Basta fare impresa per mietere il grano.


IL PUBBLICO CULTURALE
Affittare scioperati e disoccupati per aspiranti artisti

Chiunque sia convinto di avere una qualunque forma di talento venera l’idea del successo. Più del grano. E qualunque chiunque identifica l’idea del successo con un pubblico devoto. Invece di starsene a casa ad esercitarsi con i pennelli ad olio, pianoforti a muro o con fotocopie di libri autoprodotti, questa gente organizza mostre, concerti e presentazioni. Invita, si atteggia, firma, e spera che qualcuno la intervisti nelle sale che rimbombano vuote. Leggendo e rileggendo il proprio nome su manifesti stampati in casa.

Tra i partecipanti alle manifestazioni è raro trovare qualcuno che non sia un parente. Dato che svolgono in stanze di recupero, appena ristrutturate a scopi culturali, l’evento si risolve in un deprimente sabato pomeriggio a base di spumantino fuori pasto e chiacchiere in famiglia. La missione della vostra nuova compagnia è quella di fornire pubblico, fans, groupie temporanei ad artisti senza speranza.

Il personale

Per pescare in questo stagno avete bisogno di mettere insieme un certo numero di collaboratori presentabili. Lasciate perdere barboni, extracomunitari e tossici, quelli vanno bene per le manifestazioni politiche. Anziani, disabili e mamme vanno utilizzate con parsimonia: lo sanno tutti che la maggior parte di loro non ha un cazzo da fare tutto il giorno. Un pubblico qualificato (e dunque meglio retribuito) è fatto da gente che sembra professionista del settore: giornalisti, professori, artisti. Un buon bacino di reclutamento sono gli studenti universitari. I migliori sono i fuori corso, fuori sede. Hanno spesso bisogno di soldi e sono frustrati: se motivati vengono via per un pezzo di pane. I disoccupati cinquantenni, ex dipendenti privati silurati in una ristrutturazione sono oro colato: una bella depressione può essere scambiata per spocchia culturale.

Addestramento

Selezionate, tra quelli che riuscite a racimolare, sulla base della presentabilità. Se avete per le mani studenti scegliete i più anziani (i trentenni vanno benissimo). Questa prima selezione (tre, quattro persone) saranno i giornalisti, tutti gli altri il pubblico. I giornalisti dotateli di taccuini, penne, cellulari (senza scheda). Insegnate loro a fare la faccia distaccata (immaginate di pestare un merda a piedi nudi, che faccia fate? Una faccia da critico-giornalista). Fategli memorizzare un po’ di domande pertinenti.

Insegnategli a presentarsi: nome, cognome, testata. Per quanto riguarda la testata è quasi sempre meglio inventarne una: gli artisti frustrati sono degli ingordi divoratori di qualunque cosa potrebbe parlare di loro. Se obiettano (ma non obiettano) di non aver mai sentito parlare della rivista insegnate tre tipi di reazione: è nuova, la si distribuisce solo in alcune librerie scelte, oppure fate la faccia di chi ha appena incontrato un ultras del Catania al Teatro della Scala (vale l’esempio dei piedi nudi con in più una bella scivolata).

Strumentazione

L’investimento è contenuto. Taccuini e penne del discount andranno benissimo. Anche un paio di macchine fotografiche. Quelle a pellicola vengono via al prezzo delle patate. Non c’è bisogno della pellicola: verificate che il flash funzioni, è più che sufficiente. Lasciate perdere le usa e getta, quelle vanno bene in spiaggia per turisti sfigati e noi non vogliamo sfigati alla nostra mostra, no?


Modalità

Fate arrivare i vostri collaboratori alla spicciolata. Meglio dare ad ognuno un appuntamento diverso perché tendono a muoversi in branco, e non va bene. I “giornalisti” devono gironzolare un po’ e poi filare ad intervistare l’artista. Gli altri gironzolano e basta. Se la mostra dura abbastanza a lungo potete riciclare la gente. Se avete in previsione il riciclo comprate vestiti usati e montature di occhiali al mercato delle pulci. Lasciate perdere le parrucche, non siate ridicoli. Una faccia anonima può tornare anche tre, quattro volte. Per un sovrapprezzo potete organizzare conferenze stampa. Per quelle sono necessarie macchine fotografiche che abbiano l’aria professionale: grosse e nere. Procuratevi anche qualche registratore. Piccoli possibilmente, niente roba da breakers negri.

I concerti, soprattutto quelli rock, li lascerei perdere. Per tirare su un pubblico che merita ci va un sacco di gente e c’è il problema delle groupie. La rock star in declino è disposta a pagare per il pubblico a patto che qualche groupie si faccia dare una bella strapazzata dopo il concerto.

Se capita l’occasione, mettetevi d’accordo con la groupie zoccola e lasciate a lei l’eventuale introito della prestazione extra: meglio stare lontani dalla zona grigia della prostituzione. Se la rockstar eccede (alzando le mani) meglio non sapere niente. Il vostro è un mestiere onesto.

Clienti

Gli organizzatori di mostre garantiscono pochi problemi e un giro d'affari che merita. Pittura, fotografia, antiquariato. Si conoscono tutti, nuotando nello stesso stagno dalle acque basse e limacciose: una buona reputazione vi garantirà diversi clienti. E poi presentazioni di libri, inaugurazioni. L’importante è che sia roba culturale, roba che normalmente non considera nessuno, se non chi la organizza. Meglio, molto meglio i paesi rispetto alle città. Ancora meglio se riuscite a contattare i genitori dell’artista in questione: sono disposti a pagare di più e lo show è più credibile.

Può accadere (anche spesso) che ad ingaggiarvi sia l'artista stesso. È imbarazzante. E anche un po' triste. Ma siete dei professionisti: siate comprensivi e sorridenti e all'inaugurazione mostrate sincera ammirazione.


Sviluppi

Se il gruppo che mettete su funziona abbastanza bene lo potete riciclare per manifestazioni sportive internazionali. Basta accertarsi che tra i partecipanti ci sia un atleta di una nazione dimenticata da Dio come l’Azerbaijan o la Guiana Francese. Comprate su Internet la rispettiva bandiera e fateli scatenare sugli spalti. Le federazioni e le ambasciate possono apprezzare. Lo hanno fatto anche alle Olimpiadi di Pechino

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