Ricordati di ricordare


A volte qualcuno si stupisce per la mia capacità di ricordare. Non informazioni importanti o fondamentali (cosa che a scuola avrebbe aiutato). Cose ininfluenti, triviali, utili soltanto a far stupire chi ti ascolta. Cose di cui non ricordo neppure dove le ho apprese. Tipo le parole (in ebraico) di Hava Nagila o quelle in russo di Podmoskovniye Vecera,il nome del riflesso del sole sull'acqua, il disturbo oftalmico che rende l'occhio irrequieto,il nome del mitico numero 33 dei Boston Celtics degli anni ottanta e tante altre amenità.

È che in famiglia viviamo di storie. Gente di piccolo paese, ci si racconta le vicende di tutti. Nelle complesse ramificazioni familiari ed episodiche ricordare è fondamentale.

C'è qualcosa di confortante nel sentirti ricostruire le linee di parentele più complicate di gente magari morta venti o trent'anni fa con nome, cognome e stranom, posizione geografica, episodi salienti con una tale lucidità che conforta persino papà.

E poi viene il presente. È diventato scivoloso come una lastra di ghiaccio. Le cose, i nomi non attecchiscono più, non piantano radici, scivolano via quasi nello stesso tempo in cui sono arrivate. Cosa rimarrà di questi giorni? Soltanto le tue domande, sempre le stesse le cui risposte non riesci a conservare. È diventato un mondo incerto le cui storie si vanno riempiendo di banchi di nebbia, improvvisi vuoti a cui non sai più dare senso. Sono storie che non confortano, che stanno diventando della stessa sostanza infida della realtà.

Non ci sono più favole che spiegano tutto, che rimettono in odine, ma solo una cronaca sfuggente e troppo rapida che ti lascia stupita e spaventata.

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