I had a dream


Ieri ho ricevuto una mail da Gabriele Vacis che informa che stanno provando i Rusteghi. E di notte faccio un sogno. Sogno che vengo invitato a teatro dal mio vecchio maestro, Gabriele appunto, con il quale ho mosso i miei primi passi in teatro. Nel sogno non c'è platea ma si sale direttamente sul palco. Il palco è sezionato da grandi strutture di canne di bambù, coperte da grandi pezze di tela juta, grezza, quelle da sacco. Si muovono a causa di una brezza di provenienza ignota. La struttura gira lentamente su se tessa e sento l'odore della juta ogni volta che mi sfiora una dele vele.

Posso mettermi seduto dove voglio: tanto delle scene e degli attori si vede sempre poco, nascosti e svelati dalle vele in movimento. Attorno alla struttura un vecchio gira intorno su una bicicletta volante recitando a bassa voce qualche cantilena. Non vola in alto, sebbene non tocchi terra, fluttua a pochi centimetri dal palco. Ci sono donne corpulente, vestite alla moda secentesca, delle servette, niente di pretezioso, nessuna parrucca elaborata.

Non ci sono altri spettatori. Solo per me. Rivedo il buio che circondava gi spettacoli, quella sensazione di essere nel luogo più denso dell'universo perché sta accadendo qualcosa di unico proprio in quel momento e in quel luogo. La densità dell'aria. Mi risveglio stordito, richiudo subito gli occhi, sperando di ricominciae a sognare di quei tempi là.



I Rusteghi, quello vero, debutterà a Valenza il 12 febbraio.
Poi sarà a Torino, al Carignano, dal 22 febbraio e poi in tournèe.


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