This is the end (not yet)



Per quasi due anni ho scritto questa storia che mi ha ronzato intorno per tutta la vita. Ho riempito montagne di quaderni di una scrittura fitta, ho letto migliaia di pagine, ho passato pomeriggi, serate e pranzi a farmela raccontare, ho verificato, studiato, controllato, dimenticato, scritto, riscritto, cancellato e riscritto.


Sono corso a cercare pezzi di carta quando il rubinetto della memoria si metteva, senza preavviso, a buttare. Ho viaggiato, ho fotografato, ho fatto domande a persone che non conoscevo e che non vedrò mai più. Mi sono isolato, l'ho raccontata mille volte, ho rubato minuti, secondi al sonno.  Ho scritto e riscritto con la certezza che questo continuo raccontare non avrebbe mai trovato la fine. Ho buttato e ritrovato. Ho ricominciato da capo 4 volte.

Ora è finita. La storia è completa. Ho scritto la parola fine.

73 capitoli

70.837 parole inventate da zero

422.586 battute forgiate a mano

Ci sarà ancora molto lavoro ma la storia è compiuta. Quadrata, matura, piena. È qui tra le mie mani. Da pagina uno a pagina duecentodue. Dentro c'è tutto quello che deve esserci. Mi si mozza il fiato come dopo una lunga apnea, una maratona fuori allenamento. Non avrei mai potuto farcela, incapace di tenere sotto controllo quasi settantamila parole di senso compiuto: tutte insieme, come in una costellazione hanno costruito un cielo di significato. Eccole qui che parlano.

 Le parole che sono sopravvissute ad una severa selezione, riscritto quattro volte e ogni volta sacrificate migliaia di parole inutili, inadeguate, superflue. Ridurre, chiarire, sedurre, semplificare. Rileggo e certi passaggi mi stupiscono. Non posso averli scritti io. Vivono di vita propria. La meraviglia. E la voglia di ricominciare.


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