Una leggenda


Come un principe, Abraham Moritz Warburg, aveva il destino segnato. Un destino radioso. Figlio di una famiglia di banchieri era designato ad ereditarne le fortune e le responsabilità. Bastava seguire il flusso ereditario e riempire il ramo sull'albero di Jesse,  facendo fiorire gli affari, preparando la successiva generazione.

Aby decise di scendere dall'albero, con una eleganza che communove. Lungi dall'essere il contestatore che combatte la famiglia e la lunga linea di discendenza, si racconta che un giorno chiamò il fratello più giovane Max, proponedogli un accordo.

Aby rinuncia ai diritti di primogenitura a favore del fratello Max che eredita la fortuuna e gli affari. "In cambio comprerai per me tutti i libri di cui ti chiederò". Semplice, diretto, onesto. L'affare si fa. La famiglia Warburg si ritrova un amministratore capace e appassionato e un primogenito felice. Aby Warburg divenne uno dei più grandi studiosi d'arte, sopratutto del Rinascimento italiano, d'inizio secolo scorso. Fu l'iniziatore di quella straordinaria esperienza culturale che è il Warburg Institute che ha visto avvicendarsi giganti come Erwin Panofsky, Cassirer, Yates e Ernst Gombrich.

L'istituto, fondato ad Amburgo corse un enorme rischio con l'avvento del nazismo (Warburg e alcuni suoi collaboratori erano ebrei) ma con un colpo di mano degno di commandos con spessi occhiali da bibliofilo venne trasferito  a Londra dove tuttora prospera. Ma questa è un'altra storia.

La storia di Aby Warburg, invece, mi piace ricordarla, di tanto in tanto. Per la sua semplice bellezza. Certo, Aby era ricco e certe scelte se le poté permettere. Ma le leggende si ascoltano, si lasciano macerare in un angolo della testa e quando è ora di ripartire per qualche nuovo viaggio possono diventare quella piccola spinta che ci vuole a fare il primo passo.

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