Cosa ci faccio qui?


Sono le otto e mezza di una domenica sera al Parco del Valentino. La giornata africana ha portato qui un sacco di gente, la maggior parte della quale ha la metà dei miei anni. C'è una fila ininterrotta di partitelle di calcio le cui squadre spesso a torso nudo si confondono e i palloni si mischiano. Ci sono studenti che studiano, ripassano, sognano, amoreggiano, bevono, mangiano, sfrecciano in bicicletta con le gonne veleggianti, le barbe accennate, i capelli liberi, le borse piene di sigarette, libri e cellulari. Sono i cittadini di un mondo all'infradito e del tutto-è-possibile che a gente di una certa età andrebbe interdetto. E invece sono lì, in mezzo a quelli, con i miei libri, le mie bozze, i miei sandali e quella stessa certezza di immortalità e di abbondanza di futuro di quella gente. Cosa aspetto a crescere? Mi devo rassegnare ad essere stato definitivamente escluso dal mondo adulto? Eppure non sono parte di loro. Ho due matrimoni, tre figlie, un lavoro, delle cattedre, genitori anziani. Mica uno scherzo. Per fortuna il solito monsone piemontese, ad un certo punto, ci manda tutti a casa.



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